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FM Trio e Format A’3 in due nuove produzioni targate Altrisuoni
di Zeno Gabaglio
Una musica per sé e una musica per gli altri. Una musica che pretende le si vada incontro e una musica che invece si vuol muovere verso l’ascoltatore. Questa è la prima, generale impressione a riguardo di due recenti dischi svizzeri, entrambi pubblicati per Altrisuoni, che vedono coinvolte due delle più affermate realtà jazz nazionali: l’FMTrio e il Format A’3.
L’organico dei gruppi è lo stesso: pianoforte, basso e batteria – il più classico dei trii jazz. E l’identica formazione di base rende quasi obbligatori i paragoni, quasi inevitabile la ricerca delle differenze.
Non bisogna aspettare molto, in realtà, per accorgersi dei diversi approcci verso il far jazz in trio. Intro – la prima traccia di Sync, il disco del Format A’3 – si apre infatti con un suono distorto di non immediata identificazione, che si scopre poi essere quello del contrabbasso fatto passare attraverso un distorsore Big Muff. In tutto Ligne Libre – che è invece il disco dell’FM Trio – non capiterà mai di sentire un suono dalla dubbia provenienza, un suono che in tutta la sua acusticità non richiami istantaneamente lo strumento che lo ha generato.
Diversa ricerca timbrica, quindi. Ma non può essere solo la ricerca timbrica a causare la distinzione tra «musica per sé» e «musica per gli altri» stabilita, forse arbitrariamente, ad inizio articolo.
L’interplay, ovvero il modo di suonare assieme tipico del jazz, può essere un ulteriore elemento rivelatore di diversità. Entrambi i trii si presentano con un assetto canonico, ma assai poco canonico e poco jazzistico è il metodo di arrangiamento del Format A’3 (sarà forse per questo che definiscono il proprio genere «post-jazz»?). Non c’è nessun «assolo» in Sync, non c’è nessuna accompagna o chi viene accompagnato) e non c’è nessun ruolo predefinito in maniera definitiva (a me il ritmo, a te la melodia, a lui le note basse). Basti The Turn, la decima traccia con un inizio quasi ambient, a chiarire come gli arrangiamenti siano pensati più in funzione espressiva che non in quella dei ruoli ordinari attribuiti ai tre strumenti.
Più standard è invece l’approccio dell’FM Trio, dove il piano di Fabian M. Mueller (che è anche compositore di quasi tutti i pezzi) la fa spesso da padrone «armonico e melodico», mentre le fondamenta dell’armonia e il groove sono appannaggio quasi esclusivo del basso di Kaspar von Grünigen e della batteria di Fabian Bürgi.
Ma nemmeno l’interplay o l’arrangiamento possono essere elementi che portano una musica ad essere «per sé» o «per gli altri». Significativi, da questo punto di vista, sono l’atteggiamento formale e la gestione del fraseggio. Si è detto che Alexis Gfeller – piano e compositore nel Format A’3 – non disdegna per il proprio jazz dei momenti ambient, ma si potrebbe anche parlare di trip hop (per 3’Type), di hard rock (per Tcherno, dove Fabien Sevilla svetta sul proprio contrabbasso distorto) o di hip hop minimale (in M 104 Hubble Remix, dove Patrick Dufresne integra la propria batteria con percussioni elettroniche tra il trash e il
kitsch). E questa varietà di generi – chiara soprattutto dalmodo di costruire le frasi musicali – non può che valere come un’apertura verso chi ascolta: si parte da un contesto jazz, ma il linguaggio integra stilemi e vocaboli da altri ambiti, indubbiamente più familiari all’ascoltatore. Familiarità all’ascolto extra jazzistico che sembra invece non scalfire l’FM Trio: è difficile che l’ascoltatore non preparato possa penetrare la logica musicale – ferrea, coerente e mirabilmente precisa – del disco Ligne Libre. Anche se questa constatazione non deve però valere come un invito a starne alla larga: si rischierebbe di perdersi i brividi autentici della title track del disco.
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ARGENTIERI-BOREY-TISSOT UNITRIO
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ALESSANDRO D'EPISCOPO TRIO (FEAT. ELMAR FREY & HäMI HäM
Meraviglioso
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FRANZ HELLMüLLER, LUCA SISERA
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